È il solito angolo quasi sconosciuto, un quadretto pieno di serenità e di vasi e fiori ordinati con gusto, che rivelano abitanti amanti della pace e del bello. Si tratta di uno slargo delimitato ai quattro lati da case basse verso la ripa della Cassia e da abitazioni più ardite dalla parte del centro del paese.
La pavimentazione in selci è fatta tutta di gradoni e gradini che scendono dolcemente fino a confondersi con un percorso che da Castelvecchio conduce verso il Borghetto. Ci si arriva da vicolo del Gallo, da vicolo del Giacinto o da vicolo del Pastore.
Un ambiente così, che però osservato senza fretta desta qualche perplessità: sembra infatti che tra finestre, portoni di cantine, graziosi portoncini e scalette restaurate, voglia nascondere un segreto, un enigma che hai la sensazione di avvertire, ma che non riesci subito a decifrare.
I muri delle case offrono la solita visione di vecchie costruzioni di tufo, screpolate qua e là, con infissi nuovi dai colori stridenti sui blocchetti anneriti.
Osservando con più attenzione le pareti a levante, si comincia a scoprire qualcosa di inatteso. Le due costruzioni su vicolo del Pastore hanno la stessa altezza, ben allineate, come se costituissero o avessero costituito un fronte unico.
Realizzi finalmente che i due edifici sembrano diversi dagli altri per la loro struttura possente. Impedisce la visione del palazzo di sinistra una casetta graziosa e più bassa, costruita non molto tempo fa, a ridosso, divisa da un pertugio impraticabile.
In alto, piccole finestre ad arco sotto la grondaia e feritoie, rivelano la funzione difensiva di questa struttura posta sul ciglio della rupe che precipita nella valle. Il palazzone accanto mostra materiali da costruzione vari: in basso conci ben squadrati, in alto un opus compositum fatto di elementi frammentari.
I due edifici probabilmente facevano parte delle antiche mura del Castrum Vetulum, il piccolo borgo fortificato, chiamato “vecchio” dopo la costruzione del nuovo castello degli Anguillara. Qui terminava l’agglomerato di casupole, intorno all’anno 1200, e la piazzetta sarebbe ciò che resta dello spazio libero fuori dalle mura.
Il luogo, nel suo silenzio, è suggestivo e la fantasia vola. Qui si apriva una porta urbica e l’attuale vicolo del Pastore era probabilmente la via d’accesso dei pastori con le greggi, prima del tramonto, prima che i custodi chiudessero i portoni per paura di soldati sbandati e ladroni.
Ma la padella che c’entra? Ora è chiaro, no? All’epoca, chi arrivava in ritardo restava fuori! Accendeva il fuoco per scaldarsi e magari per cuocere qualcosa sulla padella. Oppure: le greggi restavano fuori, mentre il pastore tornava a casa lasciando a guardia “u biscì“, che con altri compagni fortunati si metteva intorno al fuoco e, per consolarsi, friggeva gamberi, ranocchie, passeri, allodole, merli, uova di quaglia…
…con cicorietta, raponzoli, ramoraccia, pimpinella, primofiore, spuntature di vitabia, tutte verdure ben conosciute, condite con finocchio, mentuccia, aglio e molto appetito. Il tutto, naturalmente, in una grande e nera padella.
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