Non ho ancora scoperto perché si chiamano “le Casacce”. Eppure si tratta di un angolo baciato dal sole, con magnifici sfondi e belvedere affacciati sulla radiosa costa boscosa di Marcò.
La zona è un incastro di scorci panoramici straordinari: un andirivieni vario e originale di vicoli, piazzette, scalette selciate che salgono e scendono, tra case basse e costruzioni ardite che svettano verso il cielo. Un cielo che, a tratti, si rivela incorniciato da grondaie, tetti e comignoli, in una festa di balconcini, finestrelle minute, finestroni ariosi, talvolta animati da panni stesi ad asciugare.
Entrando da Vicolo Forno di Mezzo, ci si ritrova immersi in un’altra atmosfera, un mondo a sé.
Tra queste vecchie mura, incuriosiscono le innumerevoli porte sbarrate da tempo immemorabile, accanto ai portoni sgangherati delle cantine, che contrastano con dignitosi ingressi ristrutturati, ornati di vasi fioriti, ringhiere in ferro raffinate o improvvisate, inferriate decorate accanto ad altre rugginose e decadenti.
Ma su tutto questo paesaggio addormentato, domina un elemento inatteso: il silenzio.
Ed è proprio in quel silenzio che riaffiorano, con prepotente nostalgia, le immagini di un passato pullulante di vita: ragazzini spettinati in corsa per le viuzze scoscese, grappoli di bambine accoccolate accanto alle nonne sferruzzanti, mani sempre in movimento tra gomitoli e stoffe, voci di donne che si rincorrono tra i panni stesi, le finestre, le scale.
Aleggiano nell’aria ricordi di brusii festosi, canti sommessi, filastrocche, nenie infantili, grida allegre e risate argentine. E poi i richiami dalle finestre, le comari, le mamme ansiose, i “cummanni” lanciati ai figli vocianti.
Forse è solo fantasia, mossa dalla nostalgia, ma qui sembra ancora possibile ascoltare il passato.
Anche i nomi dei vicoli raccontano poesia e storia:
Vicolo del Tulipano, vicolo de Gottone, vicolo del Gatto, via delle Casacce, vicolo dell’Oca…
Scorci indimenticabili si aprono là dove gli stretti vicoli si allargano in piazzette:
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La prima si raggiunge da piazza VII Luglio: da una parte i grossi palazzi del centro, sbandierati da file di panni variopinti; dall’altra, modeste e graziose casette affacciate su via Romana.
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L’altra è la piazza delle Casacce, dominata verso l’interno da un loggione pieno di luce e verde, e verso l’esterno da una tipica casa medievale, con scalinata esterna e un elegante arcone che la sostiene.
Tra le due piazze corre un camminamento rettilineo, chiuso a sud da un muretto irregolare, che toglie la vista sugli orti e sulla vallata, ma regala fascino con la sua semplice, autentica bellezza.
Con tutta probabilità, si tratta di un tratto dell’antico cammino di ronda, che un tempo circondava l’abitato e da cui si poteva controllare ogni movimento all’esterno.
Oggi, in questo silenzio pieno di memoria, camminando tra i selci sconnessi, è facile lasciarsi andare alla pace e alla serenità.
Qui, ancora, il tempo sembra rallentare.
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