La macina di vicolo forno da capo

Vicolo Forno Da Capo

Una grossa macina di pietra grigia giace da tempo immemorabile all’imbocco del Vicolo Forno da Capo, che si apre a sinistra appena superata l’androne del ponte dell’orologio.

Sembra poggiata lì a bella posta per dare la possibilità a qualche vecchietto di sedersi placido e contemplare il passaggio delle persone e dei carri che una volta entravano ed uscivano dall’antico arco.

Ma che ci sta a fare proprio in quel punto? Forse, se alziamo gli occhi da quel pietrone cilindrico, una spiegazione si potrebbe trovare, o almeno intuire.

Vicolo Forno da Capo ci vuol indicare umilmente che almeno due altri forni cuocevano il pane per la popolazione di Capranica in tempi più o meno remoti; infatti, percorrendo la via principale dell’abitato, oggi Via degli Anguillara, prima di giungere alla piazza, si incontra a destra Vicolo Forno da Mezzo, e in fondo al paese, davanti alla piccola chiesa di San Pietro, Vicolo Forno da Piedi.

La nostra macina, con tutta probabilità, faceva parte del mulino che produceva farina per il pane da cuocere al forno accanto.

Con la fantasia possiamo immaginare il via vai di donne che portavano sulla testa, coronata dal “curoio”, sacchi di grano e ritiravano “verte” di farina, di semola o di “tatello” (una sorta di crusca poco raffinata), e altrettante che “c’una tavala sun capo” portavano a cuocere filoni e pagnotte, coperte amorevolmente da un candido lenzuolo, mentre un somarello bendato faceva girare la rumorosa mola nel suo incessante andare.

Allo sfornare del pane, un soave profumo si diffondeva in tutto il vicoletto e penetrava fin dentro le case intorno.

Giungeva pure negli alti palazzi sovrastanti del castello, a cui – è facile indovinare – il forno apparteneva.

Chissà, forse anche i superbi conti dell’Anguillara avranno mandato il loro fattore a ritirare di buon’ora le fragranti pagnotte che avrebbero allietato le loro ricche mense.

Il grazioso vicolo, conosciuto anche come vicolo Tempesti, dal negozio prospiciente appartenuto appunto alla nota famiglia di commercianti, offre pure a chi scende giù in fondo una bellissima visuale sulla vallata sottostante.

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