Vicolo dello Sciapparino

Vicolo Sciapparino

Sciapparino… Chi era costui? Il significato di questo nome è oscuro, ma il vicolo che lo porta è un vero amore. Proprio al termine della piazza di San Francesco, vicino alla fontanella, si apre un ampio vicolo che scende a gradoni pavimentati con le caratteristiche lastre di pietra di una volta.

Dagli alti e prestigiosi palazzoni di Corso Petrarca, ci si ritrova all’improvviso in un ambiente appartato e silenzioso, abbastanza ampio da sembrare una bella piazzetta rettangolare. A sinistra, basse case con gradini davanti alle porte ti invitano a sederti e a contemplare senza fretta l’ambiente, sempre allietato da vasi e fiori. La luce piove dall’alto dei palazzotti che guardano il Corso.

Tutt’intorno, porte di cantine e botteghe, due delle quali sono state recentemente decorate con vivaci colori che esaltano l’atmosfera pacata e mesta delle vecchie pareti di tufo bruno. Appena scendi, sembra quasi di essere soffocati dai muri alti, ma subito lo scenario si apre ampio a sinistra, con le numerose case di Villamarina che degradano verso la Via Cassia, dominate dalla stupenda villa appartenuta ai marchesi Paulucci di Calboli (il Pincio).

Proseguendo, il vicolo si restringe, quasi intimorito dalla mole gigantesca di un palazzone che poggia le sue fondamenta in fondo alla valle. Sembra una fortezza di altri tempi. Ma da qui si scopre uno degli angoli più suggestivi di tutto il paese.

Di fronte appare un massiccio torrione a base circolare, eretto verso la fine del 1400 per proteggere il lato nord del castello. Dalla base, lo sguardo sale stupefatto verso il ponte dell’orologio, con la sua bella torre che svetta verso il cielo, a cavallo sul ponte stesso. È uno spettacolo esaltante, movimentato dal susseguirsi di muraglie ardite, archi e scale, quasi soggiogate dalla possente e compatta massa del castello.

Questo e molto altro è ‘u Sciapparì!

PS. In un documento reperito nell’archivio della Confraternita della Madonna delle Grazie, compare una nota di spesa per l’acquisto di “una sciappa” d’argento per ornare il mando della Madonna. Le sciappe, in un italiano antico, erano fermagli, borchie, fibbie che ornavano mantelli, finimenti, cinture… di un certo valore.

Quindi lo Sciapparino era un artigiano specializzato nella realizzazione di questi oggetti in metallo, più o meno prezioso. Passando infatti davanti alle vecchie e consunte porte dello Sciapparì, ancora oggi si ha l’impressione di sentire il ticchettio cadenzato di un martelletto che batte con insistenza su scintillanti foglie d’oro o d’argento, mentre tra quelle callose mani lentamente prende forma un fiore o una foglia di acanto.

Se passate di lì, provate ad ascoltare.

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