Lasciato il borgo Sant’Antonio, oltre il ponte levatoio, la torre dell’orologio apre la sua porta castellana, introducendo al paese antico. Ed ecco che, alzando gli occhi dal selciato, subito colpisce la vista di uno stemma in marmo bianco, affisso sullo sperone di un palazzo massiccio che fa angolo con vicolo dell’Inferno.
Di fronte alla luminosa piazza Crocì si erge la costruzione quadrata dall’aspetto imponente, già dimora della nobile famiglia dei marchesi Nardini. Originaria forse di Urbino, ma presente in varie regioni italiane, possedeva soprattutto a Roma molti palazzi signorili quattrocenteschi.
Pochi sanno però che uno dei suoi più illustri rappresentanti è Famiano Nardini, nato a Capranica il 10 giugno 1600 e morto nel 1661 (nell’archivio parrocchiale è conservato l’atto di battesimo). Storico delle antichità romane e famoso archeologo, riuscì, dopo lunghe ricerche, a ritrovare e identificare con certezza le rovine dell’antica città di Veio, rasa al suolo dai Romani nel 396 a.C.
Il palazzo cinquecentesco di Capranica (dove i marchesi possedevano vasti territori) probabilmente poggia su un basamento ricavato dalla torre d’angolo del castello Anguillara. L’ipotesi è avvalorata dal fatto che le fortificazioni della rocca furono smantellate intorno al 1470, in seguito alla cacciata dei conti Francesco e Deifobo il 7 luglio 1465.
Lo stemma nobiliare è composto da vari elementi:
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Nella parte superiore, una stella a otto punte (probabile parentela con i principi Chigi di Roma), un elmo di cavaliere tra fronde di acanto;
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Nella zona ovale sottostante, divisa in due campi da una fascia orizzontale che simboleggia una pianura attraversata da un ruscello, sormontata da tre stelle (curiosamente mancanti di un raggio centrale);
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Un mazzetto di tre ramoscelli di nardo, richiamo evidente al nome Nardini, chiude il tutto tra due volute ornamentali che rimandano all’armatura cavalleresca.
Lo splendore dell’antica dimora sembra raccogliersi tuttora nel magnifico portale in peperino finemente lavorato, che sicuramente costituiva l’accesso principale al palazzo. Il caratteristico portone, abbellito dalla intensa chiodatura originale, ben si rapporta con l’armonia dell’insieme.
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